Nella politica di oggi… Dio è morto…

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A chi dice che la politica si fa solo andando muti alle urne a scegliere chi non ci rappresenta.
Tema molto comune nei post e commenti in questi giorni.
Slogan che un tempo condividevo convintamente.
Ora non più.
I politici hanno il dovere di proporre il meglio ai cittadini, non convincerli a votare il meno peggio.
Con questo ritornello abbiamo accettato tutto. Convinti, un tempo, che il peggio che potesse capitarci fosse l’esortazione di Andreotti ad andare a votare tappandosi naso e bocca, o la iattura chiamata CAF o pentapartito.
Ci siamo accorti poi che il peggio era ancora lungo dal venire.

Sono nella politica da quando avevo 16 anni. In modo indiretto, prima, un paio d’anni dopo in modo appassionato.
La mia è la generazione di Mani Pulite, della lotta alla mafia, delle grandi figure di Caponnetto e Galasso, dei sogni infranti con gli attentati a Falcone e Borsellino.
Dopo quell’estate tutti i significati che potevano venir dati alla politica cambiarono.
Ho imparato da allora che in politica la passione non paga.
In politica restano solo quelli funzionali al sistema e aspiranti carrieristi e quelli troppo illusi per crederci una volta di più.
Gli altri, appena capiscono come stanno le cose, mollano. Magari ci riprovano cambiando partito (e non parlo di cambiare schieramento, quelli fanno parte dei carrieristi), ma poi si accorgono che dappertutto è lo stesso e se ne restano a casa o si impiegano meglio per la società.
Negli anni che ho fatto politica, devo essere sincera, con tutto che facevo parte di un gruppo stupendo di compagni dall’altissimo valore umano e morale che mi hanno insegnato tanto e a cui sono ancora fortemente legata, non ho mai avuto l’impressione di stare facendo qualcosa di realmente utile per la comunità.
Non che questo importi ai più. Mi sono anche accorta presto che la politica era diventata mezzo per trarre privilegi personali e per i propri familiari e sodali.
E quando quella che era una mera constatazione è diventata sistema, io e altri abbiamo mollato.
Abbiamo fatto bene.
Abbiamo poi fatto meglio.
Ho continuato a sostenere singoli che sapevo onesti, ma anche loro hanno avuto tutti le gambe tagliate.
In politica non è utile pensare con la propria testa.
E forse perché il significato vero di politica me lo ricordo bene e ci sono cresciuta, che comunque cerco sempre di creare condizioni che riportino la politica ai cittadini. Come me, tanti altri.
La speranza che si torni a parlare di programmi e problemi e non di poltrone e slogan, tignosi come semo, non ci abbandona.
Questo è il contributo che quelli come me danno alla politica.
E scusate se, di questi tempi, è poco.