Francesca Marrucci

Innamorata della mia prigione e dei miei carcerieri

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Tra scogliere, fari, mare blu e tramonti da mozzare il fiato, non mi dimentico mai di accarezzare Pantelleria, seguendo con le dita il tracciato di una roccia nera o lisciando il pelo di un gatto rosso.

Nera l’isola, come il cielo stellato di Gadir stasera, bagnato dal calore dell’acqua e dalla presenza di amici preziosi che hanno un posto importante nel mio cuore.

Rossa l’isola del sole che cala e colora tutto e segna l’inizio di un nuovo giorno, non la fine, riempiendoti di meraviglia e speranza anche quando ti senti più sola.

È per queste emozioni continue e avvolgenti, per la sua gente generosa e passionale, per quella magia strisciante che ogni volta che vieni ti imprigiona di più, che amo Pantelleria.

Perché ogni angolo qui ti ricorda che sei viva, ogni parola arriva quando ne hai più bisogno, ogni odore, ogni sapore suscita un silenzioso ringraziamento e quella sensazione sottile di essere privilegiati a poterne godere anche solo un po’.

È come se l’isola conoscesse le tue paure e cercasse di cancellarle poco a poco, come se ti coccolasse, madre premurosa che mostra i suoi figli migliori.

E tu cosa puoi fare se non esserle grata? Se non continuare ad emozionarti davanti alla sua bellezza, a bearti dell’affetto dimostratoti da tanti?

Sei consapevole di essere debole in presenza di tanta bellezza paesaggistica, ma soprattutto umana, e non fai resistenza alcuna.

Così mi ha conquistato quest’isola, con una malia fatta di tante persone, luoghi, sapori, odori, contatti umani.

Quindi mi dichiaro prigioniera consapevole, innamorata della mia prigione e dei miei carcerieri.

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